
Assodato che il 2.0 ha imposto un nuovo modo di creare, promuovere e distribuire il prodotto con il contributo del consumatore. Dato per certo che le soluzioni 2.0 non rappresentano più un semplice fattore IT, ma una vera modernizzazione dei processi azienda-azienda e azienda-cliente; nel corso del 2000, durante un convegno organizzato da Fiavet Lombardia avente per tema l’eCommerce, ebbi modo di paragonare il commercio elettronico come il passaggio avvenuto dal cinema muto a quello sonoro.
Oggi a distanza di ben dieci anni da quella mia affermazione - prendendo ancora spunto dall’industria del cinema - è facile sentire nell’aria la domanda di Nanni Moretti, nel suo famoso film agli esordi di carriera, “Mi si nota di più se ho il 2.0 e me ne sto in disparte o se non lo utilizzo per niente?”.
Ho sempre sostenuto che il turismo in Italia, se non per qualche eccellenza legata a voli e crociere, ha mostrato poca curiosità e poco interesse per le tecnologie in generale e soprattutto per l’innovazione. L’XML, un esempio fra i tanti, latita ancora come metalinguaggio presso gli operatori spesso ancorati all’utilizzo di sistemi operativi frusti ai quali, nel corso degli anni, hanno aggiunto moduli su moduli ottenendo l'italianissima “spaghetti integration”.
Molte cose sono ovviamente cambiate. Nel secolo scorso per esempio se non si era presenti sulle Pagine Gialle, in grassetto e a doppio corpo, nessuno ti avrebbe notato mentre in questo millennio non si è nessuno se non si è presenti online e le Pagine Gialle sono costrette ad inseguire gli utenti, con tanto di dominio e pubblicità, in televisione.
Il 2.0 ha cambiato in assoluto il paradigma della relazione fra gli attori del turismo ma in Italia viene utilizzato in maniera non soddisfacente. Sono poche le realtà che seriamente pensano ad intercettare nuova clientela utilizzando gli strumenti per migliorare le performance di vendita dei loro prodotti. La cultura del 2.0 è per assurdo più vicina allo zero per la stragande maggioranza delle aziende e delle organizzazioni turistiche che confinano il 2.0 alla sola presenza di un logo e quattro amici su Facebook o a qualche link via Twitter.
I consumatori mostrano di fidarsi più delle opinioni degli altri consumatori, siano queste di conoscenti o anche solo di commenti pubblicati sui social network e i blog, rispetto agli agenti di viaggio o alle altre forme di pubblicità espresse via TV, stampa o mobile oggi prevalente privilegio degli operatori telefonici. I motori di ricerca e i social network si confermano strumenti efficaci per trovare nuovi clienti e fidelizzare quelli attuali. Insomma il valore del 2.0 è legato proprio a milioni di condivisioni e conversazioni che in rete determinano gli assiomi “people are the message” e “people make reputation”.
alex kornfeind CEO piramide.net
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