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alex kornfeind

Qui non si scrive di tecnologia. Qui si riflette un attimo...

Ho appreso la notizia dal sottopancia di un TG.

Sono rimasto subito sorpreso e molto emozionato dall'accaduto. Non può che essere così come così è stato per l'operatore in Kenya, per il fotografo in Birmania, per le morti dei turisti in Venezuela, in Kenya, Capo Verde e le tante che oggi ricordiamo tristemente.

Nello stesso TG si faceva riferimento ad una truffa che aveva prosciugato le tasche di questo operatore che era comunque riuscito a risalire ai truffatori ma non a ripianare le sue perdite.

Mi sono emozionato ma ho tenuto l'emozione fra le dita e non le ho fatte scorrere sulla tastiera. Forse pensando, tra me e me, che non valeva la pena mostrare emozioni intime così come tante persone fanno la carità o del bene senza poi sbandierare queste loro attività al mondo come tante altre fanno invece quasi imponendo una certa moda o un look da responsabilità sociale.

Ringrazio qui pubblicamente Alessandro Olivieri che sulle pagine di ADV Italia e nella newsletter ha invece espresso questa sua emozione e ospito con emozione profonda le parole del Grillo di Autotutela.

alex k.

....

Qualche debito, il conto corrente in rosso, un rapporto affettivo minato dalle preoccupazioni economiche e dall’incertezza del domani. E la vergogna di non essere stato in grado di farcela.


Vittorio ha considerato queste poche voci nel suo conto economico e patrimoniale, e ha deciso di chiudere con una vita che, contrariamente a tutte le sue aspirazioni ed aspettative, lo stava stritolando in una morsa di ansia e di paura. Ha preso un po’ di benzina e un accendino, si è recato sul sagrato della chiesa del suo paese e si è dato fuoco, morendo.


Vittorio era un agente di viaggio, uno come tanti altri. Una moglie con la quale le cose non andavano benissimo, due figli di 8 e 11 anni, una casa gravata da un mutuo e un’agenzia di viaggi traballante.

Vittorio era un agente di viaggio, uno come tanti.
I debiti non erano roba grossa: trenta, forse trentacinquemila euro, ma sono bastati a fargli immaginare un futuro più nero del nero.

La banca si è comportata da banca, negando aiuto ma protestando assegni per neppure novemila euro: oggi non credo vorrei essere nei panni di quel funzionario che, con uno scarabocchio, ha contribuito a rischiarare quel sagrato. Per essere sincero oggi non vorrei neppure scrivere di una vicenda che fotografa, in maniera anche troppo forte, un disagio patito da moltissimi piccoli imprenditori schiacciati da un sistema implacabile che tutto prende e nulla concede.


Vittorio aveva 41 anni ed era un agente di viaggio, uno come tanti. Forse stava per dare l’addio alla IATA, impossibilitato a dare quelle garanzie che se per lui erano un incubo, per altri comodamente seduti a Roma erano un business. Forse qualche cliente poco solerte nei pagamenti aveva innescato quel procedimento che molti, purtroppo, conoscono, e che lo ha costretto a far girare i soldi nel modo peggiore.

Certamente non aveva alle spalle un crack come quello di Parmatour, o di Festival: in quei casi non ci si suicida per i debiti ma si fa la bella vita, grazie ai debiti.

Certamente non aveva un trascorso da manager di Alitalia, dove la capacità di far debiti viene lautamente pagata dagli azionisti e da tutti noi, e certamente non era stato capace di trasformare quei trentamila euro di debiti in tre milioni di euro di debiti, perché in quel caso lo stesso direttore di banca che l’ha protestato sarebbe stato il suo miglior partner…


Vittorio, quarantunenne agente di viaggio di Bari, con una storia dietro le spalle simile a quella di tanti di noi, ha ceduto sotto il peso di una tensione che – ormai – è parte integrante del nostro lavoro, è il frutto della compressione tra forze che lottano per primeggiare (senza mai riuscirci…) distruggendo tutto ciò che trovano sul loro cammino che non sia in grado di resistergli.

Qualcuno dirà che era un debole; io dico che è il nostro sistema, che è debole. Perché un sistema che consente tutto questo è un sistema malato. Perché un sistema incapace di proteggere una parte della sua stessa struttura è certamente incapace di mantenerla viva, quella struttura.


Certo non ci si deve uccidere per pochi soldi, ma chi di noi può garantire di possedere un livello di rottura superiore allo stillicidio che una prova dopo l’altra, e dopo l’altra, e dopo l’altra ancora possono produrre nella nostra vita? Difficile dirlo.
Più facile è dire che il nostro settore è totalmente allo sbando, privo di punti di riferimento e di possibilità di sostenersi.

Un settore che, se non sarà in grado di darsi una solida ossatura, capace di includere sistemi di sostegno per situazioni limite come quella di Vittorio, andrà letteralmente a morire senza lasciare alcuna traccia di se.


“Mors tua, vita mea”, con queste parole i gladiatori scendevano nelle arene a battersi fino a che uno di loro, dopo aver ucciso i suoi stessi compagni, avesse ricevuto la benedizione del pollice innalzato al cielo, a significare la conquista della propria vita. Oggi, quando guarderete le vetrine del vostro collega, provate a dimenticare queste parole, e chiedetevi – invece – se i suoi problemi sono simili ai vostri, e se insieme non sarebbe forse più facile superarli.


Forse non serve a nulla, ma è un buon modo di ricordare silenziosamente Vittorio, che aveva 41 anni, una moglie, due figli e una casa col mutuo.
Ed era un agente di viaggio, uno come tanti.


sparlante@a-autotutela.it

http://www.freenetviaggi.it/item/per-vittorio-gentile

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